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Un’estate senza musica? Il mondo del live è diviso a metà

I grandi eventi riprenderanno nel 2021, ma alcuni organizzatori vogliono sfruttare le possibilità offerte dalla legge per riportare la musica in mezzo alla gente già nel mese di luglio. «Farlo è un dovere»


Tutto rimandato al 2021: stessi stadi, date diverse. Da quel momento, la comunicazione relativa a festival e concerti estivi cancellati o rimandati di un anno è stata incessante. Lo hanno scritto siti e giornali usando titoli che girano attorno allo stesso concetto: il virus ferma la musica, sarà un’estate senza concerti, è un anno senza estate musicale. Eppure c’è chi pensa che le cose non debbano andare necessariamente così e che, anzi, si debba lavorare e rischiare per riportare la musica in mezzo alla gente.

Farlo è possibile, almeno sulla carta. Il decreto stabilisce che l’attività concertistica in Italia potrà ripartire il 15 giugno 2020, salvo decisioni diverse da parte di regioni e province autonome in relazione all’andamento della curva epidemiologica. I concerti si potranno tenere a condizione che vi siano solo posti a sedere numerati e distanziati di un metro, per un numero massimo di 1000 per gli spettacoli all’aperto e 200 per quelli in luoghi chiusi. Le linee guida che abbiamo sintetizzato qui prevedono tra le altre cose la misurazione della temperatura corporea agli spettatori, l’utilizzo di mascherine e di igienizzanti per le mani, il divieto del consumo di cibo e bevande, la pulizia degli ambienti.

È chiaro che nelle condizioni immaginate dal DPCM non è possibile tenere alcun concerto o festival già programmato.


C’è chi non la pensa così. Secondo Francesco Barbaro, il fondatore di OTR, agenzia live che gestisce Daniele Silvestri, Carmen Consoli, Max Gazzè, Diodato, Levante, Carl Brave e altri, c’è in atto una frattura fra le strutture indipendenti come la sua, International Music and Arts o Ponderosa, e i firmatari del comunicato di Assomusica, «che sono in gran parte legati a due multinazionali: Live Nation e il gruppo Eventim, che assieme rappresentano la quota più importante del mercato live». Semplificando: da una parte c’è chi vive di esibizioni nei palasport, negli stadi o nei grandi spazi all’aperto, dall’altra chi è abituato a organizzare concerti per poche migliaia di persone. È chiaro che chi gestisce Vasco Rossi e Tiziano Ferro debba fermarsi, ragiona Barbaro, ma gli indipendenti devono trovare modi per fare concerti in estate nei limiti imposti dal decreto. «Si può fare. Anzi, si deve fare. Quando all’improvviso, col decreto, cominciamo a vedere una luce in fondo al tunnel, al posto di scavare più velocemente che facciamo, ci fermiamo?».


Leggi di più su Rollingstone (articolo di Claudio Todesco)

#live #dpcm

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